PIATTAFORMA
Ri-Equilibri
Ri-Equilibri non richiama una condizione fissa né la ricerca di una stabilità perfetta. Parla, piuttosto, di un movimento continuo: perdere un assetto, accorgersene, modificarlo e trovare ogni volta una nuova posizione possibile.
Nella vita quotidiana e professionale questo accade continuamente. Cambiano le richieste, le energie disponibili, le relazioni, i ruoli che assumiamo e lo spazio che riusciamo a riservare a noi stessi.
Il percorso propone di esplorare questi passaggi attraverso il corpo, il movimento, i materiali artistici e il lavoro individuale, a due e in gruppo.
Non per imparare a non perdere mai l’equilibrio, ma per fare esperienza di come sia possibile ritrovarlo in forme nuove: alleggerendo ciò che appesantisce, riconoscendo i propri confini, attraversando l’incertezza e modificando il proprio modo di stare nella relazione.
A chi si rivolge
Il percorso è aperto a chi desidera dedicarsi uno spazio strutturato di ascolto e rigenerazione attraverso i linguaggi dell’Arte e della Danzaterapia.
È pensato con particolare attenzione per insegnanti, educatori, operatori sociosanitari e professionisti delle relazioni d’aiuto, che nel proprio lavoro sono quotidianamente chiamati a sostenere richieste, responsabilità, relazioni complesse e un elevato coinvolgimento emotivo.
Attraverso esperienze guidate sarà possibile osservare come tensione, affaticamento, bisogno di controllo, distanza e vicinanza prendano forma nel corpo e nell’azione, sperimentando modalità differenti per affrontarli.
Non sono richieste competenze artistiche, di danza o di movimento.
Due cicli, sei incontri
Ri-Equilibri si sviluppa in due cicli collegati tra loro. Il primo concentra l’attenzione sul rapporto con peso, leggerezza, possibilità e squilibrio. Il secondo porta l’esperienza verso i confini personali e le diverse forme della relazione.
La leggerezza e l’arte di sbilanciarsi
Un percorso che parte da ciò che pesa, apre lo spazio del possibile e arriva a sperimentare lo squilibrio non come errore, ma come condizione naturale del movimento.
Lasciar andare
Ci sono pesi immediatamente riconoscibili e altri che diventano visibili soltanto quando ci fermiamo: tensioni accumulate, responsabilità, pensieri ricorrenti, aspettative, richieste alle quali continuiamo a rispondere.
Il primo incontro parte proprio da qui.
Attraverso il corpo esploreremo il rapporto con gravità, appoggio, peso e sostegno, sperimentando cosa accade quando smettiamo progressivamente di trattenere e permettiamo alla terra di ricevere una parte della tensione.
Parallelamente, attraverso i materiali artistici, i “pesi invisibili” potranno assumere una forma concreta: potranno essere osservati, modificati, sottratti, trasformati o ridimensionati.
Il lavoro non sarà orientato semplicemente al “liberarsi” di ciò che pesa, ma a distinguere ciò che può essere lasciato andare da ciò che, invece, continua ad avere una funzione di sostegno.
E se fosse?
Dopo aver lavorato su ciò che occupa spazio e appesantisce, il secondo incontro apre una domanda: che cosa può accadere nello spazio che si è liberato?
Il lavoro corporeo sarà dedicato alla sospensione, all’espansione del respiro, alla fluidità e alla possibilità di modificare qualità e ampiezza del movimento.
Materiali leggeri, veli e trame sottili accompagneranno l’esperienza artistica e corporea, creando occasioni di gioco, esplorazione e dialogo con gli altri.
La proposta inviterà a spostarsi temporaneamente dalle soluzioni già conosciute e dalle risposte abituali, lasciando emergere possibilità meno prevedibili: immagini, movimenti, associazioni e direzioni che possono essere scoperte soltanto mentre si sta facendo esperienza.
Anche il lavoro condiviso avrà un ruolo centrale: non come semplice collaborazione, ma come occasione per osservare ciò che nasce quando la propria proposta incontra e modifica quella di un’altra persona.
Il Funambolo
Il funambolo non mantiene l’equilibrio perché resta immobile. Lo mantiene proprio perché continua a correggere, spostare e riorganizzare il proprio assetto.
Il terzo incontro utilizza questa immagine per esplorare il nostro rapporto con incertezza, vuoto, perdita dei riferimenti ed errore.
Attraverso il movimento sperimenteremo appoggi, cambi di asse, disequilibri e possibilità di recupero, osservando come il corpo reagisce quando una posizione conosciuta non è più disponibile.
La caduta — reale, simbolica o rappresentata attraverso i materiali — diventerà parte del processo: non qualcosa da evitare a ogni costo, ma un evento dal quale può partire un nuovo movimento.
Entreranno quindi in gioco anche il sostegno reciproco, l’affidamento e la possibilità di chiedere o ricevere aiuto, mantenendo allo stesso tempo la propria autonomia.
I confini e le relazioni
Dal proprio spazio personale all’incontro con un’altra persona, fino alla complessità del gruppo: tre passaggi per osservare come costruiamo distanza, vicinanza, scambio e appartenenza.
I miei confini
Un confine può proteggere, separare, contenere, permettere un incontro oppure diventare troppo rigido. Può essere chiaramente percepito oppure difficile da riconoscere e comunicare.
Durante l’incontro esploreremo diverse forme del limite: fisico, emotivo, relazionale, temporale e legato alle proprie energie.
Attraverso il movimento lavoreremo sulla percezione della propria chinesfera, lo spazio raggiungibile dal corpo senza modificare il proprio punto di appoggio, sperimentando vicinanza, distanza, invasione, protezione e possibilità di apertura.
Fili, trame ed elastici permetteranno di rendere visibili questi confini e di modificarli concretamente: tenderli, avvicinarli, ampliarli, attraversarli o utilizzarli come sostegno.
Il limite potrà così essere osservato non soltanto come qualcosa che impedisce, ma anche come struttura che rende possibile scegliere come e quanto entrare in relazione.
Trovare l’equilibrio nella relazione a due
Entrare in relazione significa continuamente regolare distanza e vicinanza, iniziativa e attesa, ciò che rendiamo visibile e ciò che preferiamo custodire.
In questo incontro l’attenzione si sposterà dal proprio spazio individuale alla relazione a due.
Attraverso i materiali artistici daremo forma alle dimensioni del “dentro” e del “fuori”: ciò che mostriamo, ciò che proteggiamo, ciò che desideriamo condividere e ciò che abbiamo bisogno di mantenere nel nostro spazio.
Nel lavoro corporeo esploreremo centratura, qualità del tocco e ascolto reciproco. Il dialogo partirà da oggetti mediatori — bacchette, fili e altri elementi capaci di creare una distanza tra i corpi — per arrivare, quando appropriato, al contatto diretto.
Sarà possibile osservare concretamente come una relazione cambia quando uno dei due propone, segue, resiste, si avvicina, si allontana o lascia spazio all’altro.
Ingranaggi
In un gruppo nessun movimento resta completamente isolato. Un cambiamento individuale modifica, anche in minima parte, ciò che accade nell’insieme.
L’ultimo incontro porta l’esperienza nella dimensione collettiva e utilizza la metafora degli ingranaggi e della “grande macchina” per esplorare il modo in cui ciascuno entra, resta e si muove all’interno di un sistema.
Attraverso la materia plastica, ogni partecipante partirà dalla costruzione di una propria forma per osservare successivamente come questa possa entrare in contatto, modificarsi e trovare posto all’interno di una composizione comune.
Il lavoro corporeo porterà poi alla costruzione di una rete di movimento condivisa. Ritmo, ripetizione, variazione, pausa e imprevisto permetteranno di osservare cosa accade al gruppo quando uno degli elementi modifica il proprio comportamento o interrompe il movimento.
L’obiettivo non sarà uniformarsi agli altri, ma sperimentare concretamente come sia possibile partecipare a un sistema mantenendo una propria presenza e, contemporaneamente, adattandosi a ciò che accade intorno.
Due professioniste, un’esperienza condivisa
Competenze e percorsi professionali complementari accompagnano il lavoro tra Arte e Danzaterapia proposto durante gli incontri.
Il percorso completo comprende due cicli di tre incontri ciascuno. È possibile partecipare all’intero percorso, a un singolo ciclo oppure a uno o più incontri scelti tra quelli in programma.

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Puoi utilizzare il bonus della Carta del Docente per partecipare al corso. Accedi a cartadeldocente.istruzione.it e genera un buono dell’importo previsto selezionando la tipologia “Formazione e aggiornamento” – “Enti accreditati/qualificati ai sensi della Direttiva 170/2016”. Il PDF del buono generato potrà poi essere allegato nell’apposita sezione del form di iscrizione online.
Attestato di partecipazione
I partecipanti riceveranno via email un attestato valido per l’aggiornamento del personale docente ai sensi della Direttiva MIM n. 170/2016 e per la formazione continua dei professionisti iscritti ai registri APIART e FAC, in conformità alla Norma Europea ISO/IEC 17024, oltre che per gli altri usi consentiti dalla legge.
